| Jo Mangone |
Per un immaginario dell’infanzia
Osservando
la mostra fotografi ca che
i bambini delle scuole elementari
di Scampia, S. Giovanni, Barra
e Forcella, hanno esposto
nella
sede di S. Maria la Nova pochi
mesi fa, ricordo che rimasi
colpito con quale sensibilità,
e lucidità essi
avevano affrontato
con
il linguaggio fotografi co
alcuni temi oggi molto attuali.
Temi
come il degrado ambientale,
le devastazioni che osserviamo
quotidianamente sulla natura
e sul proprio habitat per mano
dell’uomo
non si sa in base a quale modernità,
a quello legato al problema
che affl igge Napoli da diverso
tempo, la criminalità,
che
condiziona proprio il modo
del vivere il quotidiano in
modo specifi co quello dell’infanzia,
limitandone gli spazi di confronto
e
di crescita delle relazioni
umane, basate su un sano confronto
del vivere civile, o all’indagine
del sociale del proprio territorio
dove
la cultura e le proprie tradizioni
rappresentano l’identità di
appartenenza, fi no a renderli
partecipi delle terribili esperienze
di
guerra che vivono i loro coetanei
in Medio Oriente. La fotografi
a non sola come puro strumento
di registrazione e di denuncia
della
realtà,
ma di pura creatività e
di ricerca estetica, è qui
che sono rimasto piacevolmente
sorpreso, dalla loro maturità e
genuinità delle
composizioni del linguaggio
visivo espresse dai bambini,
certo magari qualcuno è stato
guidato, ma credo che
ciò non
toglie che la maggior parte
di loro si sia espressa libera
da condizionamenti, coscienti
a loro modo di quello che stavano
registrando.
Non
dobbiamo meravigliarci poi
troppo, se i bambini hanno
queste capacità di
rapportarsi nei modi più sorprendenti
con lo
spazio,con
le forme i colori,nella scuola
queste esperienze come anche
la scoperta del proprio corpo,
giochi nuovi e scoperte
inattese,
la conoscenza di fi gure, forme,
immagini stupefacenti, è come
la scoperta del buio che precede
la luce sul palcoscenico
di
uno spettacolo di teatro, è una
fi aba o un racconto fantastico
perturbante e meraviglioso.
Come
in questo lavoro fotografi
co, che ha avuto per i bambini
un approccio quasi magico,
si sa che tutte le fotografi
e sono
“d’autore”,
anche quelle più brutte
e mal riuscite,ma ci sono fotografi
e che sono più ”d’autore” di
tante altre, sono quelle dove
il
“fotografo” si è impegnato
di più a
caratterizzare a personalizzare
la sua produzione fotografi
ca.
I
fotografi di un certo spessore
si differenziano con un loro
stile personale, che può essere
frutto del peculiare utilizzo
della tecnica:
come
la messa a fuoco, del diaframma,
la luce un certo tipo di pellicola,
di inquadratura, l’uso
dell’esposizione
e in ultimo
l’importanza
della camera oscura, oggi con
il software“Photoshop” nelle
possibilità che
queste tecniche offrono per
realizzare un
messaggio
visivo di una certa originalità.
Non è certamente
il caso dei ragazzi citati
prima, di paragonarli a professionisti
o amatori
della
fotografi a o se un domani
dovessero diventarlo, il problema è fare
in modo che siano accompagnati
non per inculcare
loro,
ma quello di fare emergere
le loro potenzialità espressive.
Quello
che è importante,
non è tanto
sapere se nel futuro essi diventeranno
dei fotografi o operatori dell’immagine,
ma sarebbe
di
fondamentale importanza che
acquisiscano la padronanza
del linguaggio della comunicazione
visiva in cui quotidianamente
essi
si confrontano nella società contemporanea.
L’operazione
di una certa priorità,da
attuare nel nostro paese, è quella
di educare i bambini a predisporli
ad un’atteggiamento
di
critica
o avere una certa padronanza
nel gestire la semiologia del
linguaggio dell’immagine,
oggi è di
fondamentale importanza
in
particolar modo nei paesi occidentali
avvolti in un processo di globalizzazione
e della diffusione dei saperi
senza confi ni, pensiamo
all’avvento
di Internet, come ha cambiato
la vita di ognuno di noi.
In
particolare il nostro paese, è poco
attento a questa tematica,
dove vi è una
legislazione sul sistema dell’informazione
molto
carente,sia
a livello di regole, sia in
quello legato a una programmazione
scientifi ca di questi argomenti,
dove strutture come
la
scuola. preposte a preparare
le nuove generazioni a questi
cambiamenti epocali che stanno
avvenendo nel settore della
co-
Jo
Mangone Fotoreporter
municazione.
A questo scopo la scuola è il
nodo centrale di tutto quello
che riguarda la preparazione
delle future generazioni
ad
affrontare le diffi cili sfi
de del domani, c’è necessità di
formare i ragazzi a differenti
forme di istruzione come quella
di riuscire
codifi
care le immagini, come diceva
un noto scrittore: ”Il
futuro analfabeta del domani,
sarà chi
non riuscirà a
leggere o a
decifrare
un’immagine”.
Nella cosiddetta “civiltà dell’immagine” con
il quotidiano martellamento
dei mezzi di comunicazione
di
massa:televisione in primis,
la pubblicità,
i giornali e in ultimo Internet,
diventa di estrema attualità il
problema della conoscenza
del
linguaggio dei mezzi di informazione,sarebbe
quindi di importanza vitale
per bambini, che il sistema
scolastico sia in
grado
di metterli in condizione di
prepararli a come codifi care
e smitizzare il linguaggio
delle immagini, così come
apprendono
il
linguaggio scritto e parlato,
per difendersi dalla manipolazione
da falsi e distorti messaggi
che i Mass Media ci propinano
quotidianamente.
Non
c’è dubbio
che insegnare a “produrre
o fabbricare” immagini
sia uno dei metodi più convincenti
per affrontare il problema,
”fabbricare” signifi
ca mettere gli allievi in condizione
di costruire e creare ”l’immaginario”,
dando loro modo di appropriarsi
degli
strumenti
espressivi propri della comunicazione
visiva, come l’utilizzo
della macchina fotografi ca
o l’utilizzo
della telecamera
per
comporre un piccolo set televisivo,
che loro stessi attraverso
riprese fotografi che o utilizzando
le tecniche del video, avvalendosi
anche
della fase del montaggio delle
immagini, sarebbe per loro,
un procedimento da raggiungere
non solo dal punto
di
vista didattico, o a quello
legato al linguaggio della
creatività,
ma cercare di renderli coscienti
di assimilare di comprendere
le
logiche dell’inganno
e di un uso errato e distorto
che si fa nel campo della comunicazione
visiva facendo in modo così,
di
formare
una coscienza critica e non
passiva delle nuove generazioni,
diversamente da come accade
oggi.
Per
questo penso che l’iniziativa
promossa dall’Associazione “Doppiowu” sia
da inquadrare nella giusta
direzione e serva da stimolo,
da
incentivare per il futuro,
come una delle alternative
possibili da promuovere attraverso
le sedi istituzionali e le
strutture
pubbliche
come appunto la scuola, dove
si formi una cultura dell’immagine
che sensibilizzi le nuove generazioni
ad acquisire
un’educazione
della visione che li metta
in condizione di saper decifrare
operando così in
tal modo da acquisire una consapevolezza
critica
nel complesso universo che
circonda l’uso
delle informazione mediata
dagli strumenti della comunicazione.