| Amel |
Chi
avrebbe mai immaginato che durante
i bombardamenti brutali dell’artiglieria
israeliana sul Libano - che per
33 giorni nell’estate
del 2006 hanno distrutto città e
massacrato innocenti - nella
bella città di
Napoli, 500 bambini di età compresa
tra gli 8 e i 10
anni,
davano vita, con il sostegno
dell’Assessorato
all’Istruzione
della Regione Campania, ad un’iniziativa
per dimostrare la loro solidarietà con
i loro coetanei libanesi?
Con
il supporto di due associazioni
italiane DOPPIOWU e AIAMM (Amitié Italo
Arabe Méditerranéenne
et Moyen Orientale), i
bambini
delle scuole Eugenio Montale,
Scaloia, Ristori, e Bovio-Colletta,
hanno dato vita ad una rassegna
fotografi ca sul disagio
dei
loro quartieri, che con la camorra
onnipresente, vivono la loro
guerra quotidiana.
La
serietà mostrata
dai bambini nello svolgere il
compito di reporter, ha determinato
dei risultati sbalorditivi ed
una serie di
immagini
notevoli che rivelano una Napoli
mai vista prima!
Queste
immagini - opere d’arte
genuine - sono state riunite
in una mostra promossa dal 18
al 22 dicembre nel convento di
S.
Maria
La Nova nel cuore antico di Napoli.
Erano presenti membri delle autorità locali
promotori, Corrado Gabriele Assessore
all’Istruzione
della Regione Campania, gli insegnanti
delle scuole, così come
i rappresentanti dell’associazione
di DOPPIOWU, di
AIAMM
e di AMEL.
Le
foto, hanno descritto i paesaggi
unici di Napoli, insoliti perché la
maggior parte delle scene sono
state fotografate in quartieri
poveri,
dove la mancanza dell’uomo
sottolinea l’indifferenza
degli adulti verso il mondo dei
bambini. Un tentativo d’esprimere
la
solitudine riuscito in pieno.
La
mostra al Castel dell’Ovo,
intende premiare i bambini napoletani
che durante l’anno
scolastico in corso, lavorando
al progetto
“bambini
di guerra e di pace”,
si sono scoperti “artisti
per caso”.
L’evento
di Napoli è stata
una parentesi importante per
la solidarietà che
ha visto dei bambini protagonisti
per altri bambini,
fratelli
lontani. Per non dimenticare
che: “La
guerra è un’ offesa
per l’intera
umanità”.
Grazie.
La
storia
L’associazione
Amel è stata
fondata nel 1979 dal dott. Kamel
Mohanna e un gruppo di attivisti
e volontari, per fornire assistenza
ai
feriti di guerra in seguito dell’invasione
del Libano del sud nel 1978 da
parte dell’esercito
israeliano. Fino alla conclusione
della
guerra
civile libanese, Amel ha realizzato
una considerevole quantità di
interventi nei campi di assistenza
attraverso l’istituzione
di
10 dispensari, 3 cliniche ginecologiche,
3 centri medici, un centro di
fi sioterapia, 7 centri di formazione
professionale e 3 asili,
il
tutto realizzato grazie ad una
squadra di più di
250 volontari.
Amel
ha partecipato attivamente al
trasferimento di 1100 feriti
di guerra per ricevere cure all’estero
(in Francia, Italia, Belgio
ed
il Kuwait) ed ha partecipato
ad un programma di riabilitazione
in collaborazione con il Ministero
della Sanità del
Governo
olandese.
Nel
1989, a seguito della conclusione
del confl itto libanese, Amel
si è occupata
principalmente di assistenza
medica e di sviluppo
sostenibile.
In più,
le attività del
Amel si sono evolute verso l’integrazione
dei valori di diritti dell’uomo,
di democrazia e di
cittadinanza.
Oggi, i campi principali dell’associazione
di intervento sono:
Attività mediche,
formazione professionale ed occasioni
educative, democrazia e diritti
dell’uomo,
sviluppo rurale.
Nel
1998, Amel ha ricevuto “il
premio Joseph e Laure Moghaizel
per i diritti dell’uomo
e la pace civile” in
collaborazione con il
programma
di sviluppo di Nazioni Unite
(UNDP).
AMEL
Henry
Luce, il fondatore della più preziosa
rivista fotogiornalistica “Life” diceva: ”una
immagine vale più di
diecimila parole”.
Io,
che da sempre, sono convinto
di questa affermazione, dovrei,
perché cortesemente
richiestomi, parlare di fotografi
a. Cosa
per
me quasi impossibile, per quanto
ho affermato e perchè non
avendo dimestichezza con la penna,
tutte le volte che mi chiedono
di
scrivere qualcosa, la richiesta
ha su di me ha un effetto paralizzante.
Questa
volta cerco di vincere questo
condizionamento, perché desidero
parlare dell’interessante
quanto bello ed intelligente
lavoro
fotografi co svolto dai ragazzi
delle scuole di Scampia, S. Giovanni-Barra,
Forcella e Tribunali.
I
loro scatti che hanno suscitato
tanta ammirazione, quanto vivo
interesse in tutte le persone
che li hanno ammirati, confesso
che
in alcuni casi avrei voluto esserne
l’autore.
Tutte
le foto in mostra, sono il risultato
di un progetto sul quale esprimo
tutto il mio compiacimento, congratulandomi
con tutti
coloro
che si sono adoperati ed hanno
coordinato il lavoro, con splendidi
risultati.
Concludendo
queste poche righe, ma credetemi è stata
una faticaccia.
Dico
complimenti ragazzi, continuate
a fotografare così come
avete fatto , documentando le
bellezze, ma anche il degrado
che
cade
sotto i vostri occhi quando camminate
lungo le strade della vostra
città.
Ricordate
che la fotografi a oltre ad essere
bella, è anche
documentazione, denuncia.
Fate
in modo che le vostre immagini
parlino, come diceva Henry Luce “più di
diecimila parole”.
Buon
lavoro ragazzi, all’opera.