| presentazione mostra |
La strage nei cantieri italiani è giunta a livelli mai raggiunti prima, le statistiche, impietose, ci dicono che questa vera e propria guerra ha mietuto, negli ultimi tre anni, più vittime tra i lavoratori di quante non ne abbia fatte, nello stesso periodo, la guerra in Iraq tra i soldati americani ma, soprattutto, ci confermano che le categorie più colpite da infortuni e decessi sono proprio le più deboli: le donne, i precari, i giovani, gli extracomunitari. Quello che, sino ad oggi, era venuto meno era stato, infatti, l’approccio che potremmo defi nire “culturale” al problema. Uomini di governo, imprenditori e, almeno in parte, gli stessi lavoratori avevano sempre sottovalutato, la componente della sicurezza ma, soprattutto, era mancato anche “a sinistra”, il riconoscimento, in termini culturali, del fenomeno. Gli stessi giornali, per non parlare della televisione, relegavano la “notizia” degli incidenti, anche di quelli mortali, nella cronaca nera o non ne parlavano affatto. Qualcosa si è mosso, l’Assessorato al Lavoro della Regione Campania insieme ad altri, con una serie di iniziative, denuncie e sensibilizzazione, hanno cominciato la demolizione del muro dell’omertà che si era creato in anni di complice disattenzione dei mass media, ed è riuscito ad impegnare tante persone di buona volontà in una battaglia di civiltà che sta dando i suoi frutti. Sul terreno fondamentale della prevenzione, infatti, un ruolo decisivo può svolgerlo l’informazione, è un dovere morale a cui nessuno può sottrarsi. I giornali e le televisioni possono promuovere e divulgare le migliori pratiche per la sicurezza e denunciare all’opinione pubblica i comportamenti illegali che, purtroppo sotto gli occhi di tutti, si compiono sul territorio nazionale, dedicando più spazio e più tempo all’approfondimento delle tematiche relative alla sicurezza. In questo senso vanno appoggiate le iniziative nella lotta per la sicurezza, “la promozione e la divulgazione della cultura della salute e della sicurezza sul lavoro all’interno dell’attività scolastica ”, è da li che si deve cominciare se vogliamo che sul serio in Italia cambi qualcosa. E, che lo facciano studenti che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro, attraverso il linguaggio universale dell’arte, ci deve far rifl ettere molto sul futuro dell’umanità, occhi curiosi si misurano con gli strumenti più semplici e più comuni per raccontare il lavoro dal proprio punto di vista molto personale: si tratta per lo più di ragazzi alle prese con le proprie vicende personali. C’è dell’ironia e del dramma in ognuno, la denuncia sociale, a volte anche scomoda. Storie che si intrecciano ad altre storie, la vita, la morte.